La Polpetta di Capurso: tradizione, antispreco e comunità

La cucina ha una lingua tutta sua. Parla con il rumore dell’olio che frigge, con l’odore che invade la casa e con i gesti lenti delle mamme che dosano tutto “a occhio”. Martedì scorso, a Capurso, quella lingua è tornata a farsi sentire forte e chiara, trasformando un piatto semplice in un messaggio collettivo di cura e consapevolezza.

Nella biblioteca comunale, quel profumo familiare che invade i vicoli della città ha preso forma in un appuntamento unico: una gara di cucina dedicata alla polpetta, come simbolo della cultura culinaria locale, organizzata all’interno del progetto RiCibiamo. Un evento vivo, rumoroso, capace di tramandare conoscenze e buone abitudini in modo divertente.

Piccoli chef e grandi maestri

In questo incontro che ha unito antispreco, educazione e identità territoriale, il cuore pulsante è stata la sfida tra i nostri giovani chef, anzi giovanissimi. Con tanto di grembiule e cappello, ragazzi e ragazze si sono rimboccati le maniche e hanno messo le mani in pasta…o meglio nell’impasto!

Ogni squadra è stata guidata con pazienza e maestria da uno chef professionista del territorio (per noi c’era Angela d’Errico), in un passaggio di testimone generazionale che ha trasformato la cucina in uno spazio di sperimentazione e crescita.

Con la partecipazione dell’associazione Pleiadi, del progetto Open Village e della Consulta dello sport, sotto lo sguardo attento del gastronomo Sandro Romano, che ha coordinato la giovane giuria, i nostri protagonisti hanno dimostrato che la lotta allo spreco può essere un gioco entusiasmante. Come ha sottolineato il sindaco Michele Laricchia, l’obiettivo era proprio questo: inventare una “ricetta svuota frigo” che parlasse di noi, sottraendo cibo prezioso alle discariche per restituirlo alla tavola con orgoglio.


La Ricetta della Consapevolezza

Ma cosa rende la Polpetta di Capurso così speciale? I numeri ci ricordano che ogni anno sprechiamo oltre sette miliardi di euro in cibo, con pane e verdure in cima alla lista. La nostra polpetta risponde a questo “sperpero” con semplicità: pane raffermo bagnato nel latte, uova, aglio, prezzemolo e formaggio, il tutto avvolto nel pangrattato e fritto. Un impasto versatile, che può essere declinato in decine di versioni da salate a dolci. Il prossimo passo? Raccontare della polpetta di Capurso alla Borsa Internazionale del Turismo di Milano.

Noi di Casale Pontrelli siamo orgogliosi di aver preso parte a questo pomeriggio, perché parlare di antispreco significa parlare di responsabilità e attenzione.Con le polpette trasformiamo ciò che resta in qualcosa che vale e quando a farlo sono i bambini e le bambine, i piccoli chef di domani, il messaggio è ancora più forte.

È da gesti come questi che nasce il nostro modo di fare sostenibilità: radicato nella terra, nelle persone e nelle storie che la abitano. Al Casale continuiamo a coltivare questo legame, ogni giorno, trasformando il territorio in esperienza e l’esperienza in valore condiviso.