Femminile Plurale: vento di Murgia


Il vento della Murgia non chiede permesso.
Arriva da lontano, porta con sé odore di erbe selvatiche, terra rossa e fuoco lento. Non è un vento gentile, ma se ti fermi abbastanza, impari ad ascoltarlo.

Giovedì sera, a Casale Pontrelli, quel vento è entrato in cucina.

Femminile Plurale è tornato così, con due voci diverse, quella di Angela D’Errico, chef di casa, e di Nadia Tamburrano, chef di A sud dell’anima, che hanno scelto di non addolcire nulla. Niente riletture forzate o nostalgia costruita: solo la Murgia, così com’è. Essenziale, a tratti ruvida, ma profondamente viva.
A tenere il filo, Sandro Romano, lasciando spazio a un racconto che non aveva fretta di arrivare da qualche parte.

Il racconto a tavola

L’inizio è stato quasi silenzioso, con un antipasto di lampascioni in purgatorio, pettole murgiane e asfodelo in pinzimonio, un fiore di campo trasformato in benvenuto, a suggerire che la bellezza cresce anche in quei posti dove pochi sanno cercare.

Il pane è arrivato dopo, con tutta la sua concretezza: le “peccelattidde” e “‘u rucchele” di Vincenzo D’Ambrosio accompagnate dall’olio di Sabino Leone, deciso, incapace di rimanere sullo sfondo.

Il racconto si è fatto più denso con un carpaccio di cavallo marinato, la ricotta scante, l’asparago selvatico: ingredienti schietti, come il territorio da cui provengono.

Il momento che ha fermato la sala è stato il primo piatto, i cavatelli. Prima che arrivasse la portata, Antonio Amenduni, formatore gastronomico e critico ONAV, ha mostrato dal vivo come nascono i cavatelli a 8 dita, ricordandoci che la pasta fresca, qualsiasi forma abbia, è la più alta forma d’amore, capace di riunire un’intera famiglia attorno a un tavolo. Quindi non una semplice dimostrazione tecnica, ma una lezione di memoria.

Il cuore della serata è stato la pecora alla rizzola, uno dei piatti più identitari della cucina murgiana, cotta nel camino in due tempi: prima i tortelli ripieni di ricotta in brodo, poi la pecora come da tradizione. Una preparazione che richiede fuoco, tempo e una conoscenza che non si improvvisa.

A chiudere il salato, un cartoccio misto di budello, salsiccia e animelle alla brace. Forse il piatto più viscerale della serata, quello che sa di Murgia vera.

E alla fine, il dolce.
Il gelato del ricordo (mandorla, tartufo bianchetto, sorbetto) aveva quel sapore difficile da spiegare, non banale. Come quando riconosci qualcosa senza sapere esattamente perché.

Non siamo mai soli

Un ringraziamento ai nostri media partner e partner: Oraviaggiando e Sapori di Puglia. E agli sponsor: Sabino Leone, Il Panettiere di D’Ambrosio e Amari & Rosoli – Liquoreria Artigiana, che ha chiuso la serata con l’amaro Gariga, composto da 43 erbe selvatiche raccolte a mano.
I vini di questo sesto appuntamento sono stati curati da Rivera, con una selezione che ha accompagnato ogni passaggio del menu con la stessa coerenza territoriale della cucina.

Femminile Plurale tornerà. Se c’eri giovedì sera, sai già di cosa stiamo parlando. Se non c’eri… la prossima volta, non mancare.