C’è un sapere che non si studia sui libri, ma si coltiva – giorno dopo giorno – con le mani nella terra e il naso tra i profumi di stagione. È quel sapere che abbiamo respirato a Casale Pontrelli, durante la lezione conclusiva del progetto “Biodiversità, beni culturali e cucina”, promosso dall’Università della Terza Età “Il Re del Tempo” di Capurso.

Un’iniziativa voluta da Luca Pontrelli e finanziata dall’Agenzia regionale AReSS Puglia, che ha visto la collaborazione tra enti e realtà del territorio, tra cui Terra Viva APS, l’associazione di promozione sociale che anima Casale Pontrelli con attività di formazione e pratiche di permacultura.
All’incontro finale hanno partecipato Gioacchino Carella, Presidente dell’Università, il Sindaco di Capurso Michele Laricchia e l’Assessora Mariella Romano. Dopo un breve saluto introduttivo da parte delle autorità presenti, il Sindaco è stato anche coinvolto nella preparazione di una delle portate, sottolineando il valore dell’iniziativa come modello di coinvolgimento e partecipazione culturale.
Cucina e permacultura, il binomio perfetto
A guidare la giornata, due nomi d’eccezione: Angela D’Errico, chef di casa, e Sandro Romano, giornalista e critico culinario che da anni racconta le storie del gusto pugliese con passione e competenza.
Durante le due lezioni tenute al Casale, Angela e Sandro hanno accompagnato gli studenti dell’Università in un viaggio culinario fatto di semplicità, stagionalità e riscoperta. Nella prima lezione, le protagoniste sono state le erbe spontanee, tra cui una profumatissima frittata che ha fatto da apripista a riflessioni sul riuso e sulla biodiversità.
Ma è nella lezione conclusiva che la magia si è compiuta: i prodotti dell’orto biologico curato dagli stessi corsisti (grazie al supporto del nostro Roberto Berardi), sono finiti nei piatti in un percorso di cinque portate che ha unito tecnica e salubrità.
Queste le ricette:
- Cialledda di pomodori e barattiere dell’orto, salsa al pane e olio al fico;
- carpaccio di barbabietola cruda, salsa di anacardi e polvere di capperi e bucce di piselli;
- carotina di Polignano, maionese al miso, salsa ponzu pugliese e gremolada di foglie di carota;
- cavatelli con pesto di rucola selvatica, pomodoro pendolino sott’olio e olio Pontrelli;
- canditi di barattiere e pesca nettarina, crema pasticcera, semi di zucca scoppiati e caramello salato di fioroni.
Il Casale come spazio di educazione e comunità

I partecipanti che sono diventati coltivatori, cuochi e narratori del proprio sapere.
Il successo di questa iniziativa è la dimostrazione che c’è una Puglia che cresce senza dimenticare. Che sa mettere insieme tradizioni, persone e futuro, dando spazio a luoghi come il nostro Casale: non solo scenografie da cartolina, ma presìdi attivi di sostenibilità ed educazione.
Che sia una lezione di cucina o una passeggiata nell’orto, qui si coltiva molto più del cibo: si coltiva senso di appartenenza, autonomia e speranza.